LeDuneDiCampoAscolanoLE DUNE DI TORVAIANICA

Estratto del Quaderno di Educazione Ambientale: “Le Dune di Campo Ascolano”, a cura del Dott. Daniele Rizzelli.

Leggi tutto il quaderno: Quaderno Dune Campo Ascolano

Fonte: fareverde.it

“Una duna è fondamentalmente una collina di sabbia la cui altezza può variare da pochi metri fino a 100 metri. Le dune di cui si parla in quest’opera però non sono le dune che troviamo nei deserti, ma quelle particolari formazioni che si possono osservare in Italia soprattutto lungo le coste basse. In particolare ci occuperemo del relitto di duna di Torvaianica, a poca distanza dalla meglio conservata duna di Capocotta e di Castel Porziano.

La formazione delle dune deriva dal bilancio tra la sabbia che viene continuamente accumulata dal vento e quella che ne viene sottratta per azione soprattutto del mare. Le dune costiere hanno solitamente una disposizione parallela alla linea di costa.

Le dune trasversali presentano il lato sopravento, quello sul versante marino, con una inclinazione minore rispetto a quello sottovento, quello sul versante terrestre. Infatti lungo il versante sopravento la sabbia viene sospinta fino a raggiungere la cresta, dove i granelli cominciano a cadere sul lato opposto.

Le dune costiere si differenziano da quelle degli entroterra fondamentalmente per la presenza di vegetazione, che, tramite un effetto siepe, ne blocca la struttura, rendendo la duna una struttura stabile.

E’ possibile suddividere l’ambiente dunale in una serie di cinture parallele alla linea di costa, che differiscono l’una dall’altra per caratteristiche fisiche (vento, insolazione, salinità del terreno), sia per caratteristiche biologiche, cioè per gli organismi che possono colonizzarle.

LA VEGETAZIONE DELLE SPIAGGE

La battigia

Le spiagge solitamente interessano chi va al mare per divertimento; in realtà  esse hanno un grandissimo valore anche dal punto di vista naturalistico e costituiscono una componente importante della nostra identità culturale.

Guardando una spiaggia ci si rende subito conto che la porzione a diretto contatto con il mare, la battigia, è sempre priva di vegetazione; le condizioni ambientali qui infatti non permettono la vita a causa delle variazioni che si succedono con estrema rapidità: l’alta marea, le mareggiate, l’elevata salinità che va ad assumere il substrato. In questa fascia si accumulano i detriti portati dal mare; detriti che saranno differenti a seconda del tipo di fondale antistante la spiaggia.

Per quanto riguarda la duna di Campo Ascolano i ritrovamenti più frequenti sono conchiglie di molluschi bivalvi (foto 1), resti di uova di murice, un altro mollusco, questa volta gasteropode; ossa e uova di seppia, uova di razza, scheletri di ricci di mare acentrici e stelle marine. A volte, come successo nel maggio scorso, è possibile osservare spiaggiamenti di massa della piccola medusa coloniale Velella velella (foto 2) dallo splendido colore blu elettrico. Sempre più rari si fanno i ritrovamenti di resti della fanerogama marina Posidonia oceanica (foto 3) mentre abbondante è la quantità  di legname trasportata sulle spiagge dal mare (foto 4).

Su tutti questi resti organici si sviluppa una fauna molto ricca, costituita in parte notevole da animali in grado di spostarsi nel momento in cui le condizioni ambientali cambiano: troviamo specie marine che risalgono sulla sabbia umida, oppure uccelli ed insetti in grado di volare via.

Solo sulla fascia più interna, al di sopra della linea massima di marea, troviamo i primi rappresentanti del mondo vegetale, per il resto la battigia risulta essere inospitale per le piante.

Le pioniere

Nella prima fascia la vegetazione è costituita essenzialmente da specie a ciclo breve: piante che germinano alla fine dell’inverno ed hanno un periodo vegetativo che a volte dura solo 1-2 mesi, durante il quale compiono la fioritura, producono frutti e quindi si seccano. Alla fine della primavera i semi cadono e restano quiescenti fino all’autunno.

La specie più comune è il ravastrello marittimo, Cakile maritimum, (foto 5) una pianta succulenta appartenente alla famiglia delle crocifere, che germoglia tra i detriti spiaggiati dalle mareggiate invernali. Forma il primo ostacolo per il vento e quindi permette l’inizio dell’accumulo della sabbia nel processo di formazione delle dune.

La copertura della superficie è molto bassa, spesso inferiore al 5%, ed alla fine del periodo vegetativo rimangono pochi sterpi secchi, che vengono portati via dal vento. E’ quindi, questa una fase pioniera molto instabile, risulta però essere sufficiente per formare un primo ostacolo alla sabbia portata dal vento che inizia così ad accumularsi.

Dune embrionali

In questa seconda fase del processo si inserisce un’altra pianta, Elymus farctus (=Agropyron junceum), una graminacea perenne adattata alla vita sulla sabbia (psammofila). E’ una pianta che produce lunghi rizomi orizzontali che strisciano sulla sabbia o si propagano sotto la superficie e consolidano il suolo sabbioso.

Alla fase pioniera segue così una vera e propria colonizzazione: le piante di Agropyron infatti si mantengono per anni e l’occupazione del suolo diventa permanente. I fusti di questa pianta fungono da rete cattura sedimento: il vento passandoci attraverso rallenta lasciando cadere i granelli di sabbia che trasportava dando così vita ad un primo abbozzo di duna. In questo modo si offre ad altri semi la possibilità di germinare ad una certa distanza dalla falda acquifera salmastra, quindi tossica per la pianta, e la vegetazione si propaga.

La copertura risulta, anche in questo caso, piuttosto bassa, raggiungendo il 20-30% del totale. Nasce, però, in questo modo un processo di auto organizzazione: la vegetazione modella e costruisce il proprio ambiente.

La duna primaria

Un ulteriore processo di sviluppo si avvia nel momento in cui fa la sua comparsa un’altra graminacea psammofila: lo sparto pungente, Ammophila littoralis (foto 6). La pianta cresce formando una copertura generale del suolo, che può estendersi su parecchi metri quadrati. Questo genera una barriera alla sabbia portata dal vento che si deposita tra i fusti alzando notevolmente il livello della duna .

La duna è un ambiente molto instabile; sulle coste tirreniche, una singola libecciata con forte vento, della durata di poche ore, può asportare una grande quantità di sabbia. Non è raro, dopo tali burrasche, vedere piante di Ammophila completamente scalzate dal suolo e con le radici scoperte. Generalmente, dopo questi traumi la pianta resta vitale e in poco tempo si deposita nuova sabbia che permette alle radici di riprendere l’attività  vegetativa.

Con la costruzione della duna primaria la vegetazione psammofila, quella adattata alla sabbia, raggiunge uno stadio di maturità . Nell’ammofileto troviamo molte piante diverse: l’erba medica marina (Medicago marina)(foto 7), il vilucchio marino (Calystegia soldanella)(foto 8); lo zigolo delle spiagge (Cyperus capitatus); la calcatreppola marittima (Eryngium maritimum)(foto 9); la camomilla di mare (Anthemis marina)(foto 10); il giglio marino (Pancratium maritimum)(foto 11) e tante altre con una copertura che sale spesso anche al 70%.
Un discorso particolare lo merita il giglio di mare. E’ questa una specie, insieme ad Ammophila littoralis, ad essere protetta a norma di legge (legge n°61 del 1974). La pianta presenta un bulbo profondamente interrato ed è, inoltre, la protagonista di un esempio di parassitismo. Le farfalle del genere Bithis depositano le loro uova sulle foglie della pianta, dal sapore sgradevole e poco appetibile, per riceverne protezione; nel momento della schiusa le larve trovano subito ciò di cui nutrirsi, mangiando le foglie della pianta stessa. L’ammofileto è uno stadio durevole, pur nelle variazioni imposte dal vento, e si può mantenere indefinitamente.

Le dune consolidate

Le dune della fascia più interna hanno altezza simile a quelle che ospitano l’ammofileto, però si distinguono per un profilo più dolce, con fianchi in lieve pendio. Ammophila resta anche in questa fascia, ma con individui di dimensioni minori e crescita meno densa; la copertura del suolo è maggiore grazie alla presenza di specie di piccole dimensioni. La deposizione di sabbia, come anche la sua erosione, sono fenomeni ormai praticamente cessati grazie alla copertura vegetale.

In questo ambiente si ha il “crucianelletum”, con specie quali Crucianella maritima (foto 12) che presentano una certa lignificazione alla base. Sono presenti anche specie annuali che soprattutto in primavera danno luogo a splendide fioriture; ononide screziata (Ononis variegata) e Silene colorata ne sono due esempi.

Su queste dune consolidate possono fare la loro comparsa alcuni individui di piante legnose, che normalmente crescono come alberi o arbusti, ma che qui restano di piccole dimensioni: qualche ginepro (Juniperus ssp.), lecci (Quercus ilex) (foto 13), lentisco (Pistacia lentiscus)(foto 14) o fillirea (Fillirea angustifolia)(foto 15), ma anche Cisti (Cistus salvifolius)(foto 16). E’ una tendenza che col tempo si affermerà  sempre più fino alla formazione della macchia e della selva litoranea.”

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